VoceDiMessina
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La notizia del divieto all'ingresso nel City Sea di Palermo è stata un vero choc per molti palermitani. Il noto chef Natale Giunta, che in passato ha denunciato gli estortori del pizzo, ha lanciato una provocazione che sembra essere destinata a far riflettere sulla cultura di Gomorra che sta diventando sempre più diffusa nella nostra città.
Il cartello che il chef ha installato all'esterno del suo locale è un messaggio chiaro: "La tua presenza non è benvenuta, il tuo stile non è ammesso". Se indossi una tuta lucida imitazione Armani, occhiali Cartier falsificati, una borsa Gucci non autentica e una collana di provenienza incerta, sei invitato a non entrare nei miei locali. Sembra un discorso semplice, ma è il risultato di anni di lotta contro la cultura di Gomorra che sta diventando sempre più diffusa.
Il problema sicurezza è stato sempre al centro dell'attenzione negli ultimi mesi. La strage di Monreale, l'omicidio alla Champagneria, lo stupro del Foro Italico, il ferimento di una donna a piazza Nascè, raggiunti dai pallini partiti da un fucile a canne mozze, hanno tutti contribuito a creare un clima di terrore che sembra essere sempre più diffuso. E non è solo la sicurezza a essere in gioco: la cultura di Gomorra sta consumando le nostre strade, stordendo i nostri giovani e minacciando l'equilibrio delle nostre comunità.
Il chef Giunta sostiene che il problema è quello dei gestori di locali pubblici che non fanno abbastanza per proteggere i propri clienti. "Abbiamo la licenza di pubblica sicurezza per gli eventi e gli spettacoli", dice, "ma dobbiamo garantire la sicurezza e il divertimento dei nostri clienti". Ma è sufficiente solo far prevenzione? Non bastano i buttafuori quando possibile cerchiamo di fare accrediti, biglietti nominativi, serate a numero chiuso.
Il divieto all'ingresso nel City Sea sembra essere il risultato di un dibattito che è ancora in corso: dovremmo isolare pregiudicati e violenti di ogni genere? Dovremmo scoraggiare la cultura di Gomorra che genera violenza? "Facciamolo diventare un messaggio forte come Addio Pizzo", conclude il chef Giunta.
Il cartello che il chef ha installato all'esterno del suo locale è un messaggio chiaro: "La tua presenza non è benvenuta, il tuo stile non è ammesso". Se indossi una tuta lucida imitazione Armani, occhiali Cartier falsificati, una borsa Gucci non autentica e una collana di provenienza incerta, sei invitato a non entrare nei miei locali. Sembra un discorso semplice, ma è il risultato di anni di lotta contro la cultura di Gomorra che sta diventando sempre più diffusa.
Il problema sicurezza è stato sempre al centro dell'attenzione negli ultimi mesi. La strage di Monreale, l'omicidio alla Champagneria, lo stupro del Foro Italico, il ferimento di una donna a piazza Nascè, raggiunti dai pallini partiti da un fucile a canne mozze, hanno tutti contribuito a creare un clima di terrore che sembra essere sempre più diffuso. E non è solo la sicurezza a essere in gioco: la cultura di Gomorra sta consumando le nostre strade, stordendo i nostri giovani e minacciando l'equilibrio delle nostre comunità.
Il chef Giunta sostiene che il problema è quello dei gestori di locali pubblici che non fanno abbastanza per proteggere i propri clienti. "Abbiamo la licenza di pubblica sicurezza per gli eventi e gli spettacoli", dice, "ma dobbiamo garantire la sicurezza e il divertimento dei nostri clienti". Ma è sufficiente solo far prevenzione? Non bastano i buttafuori quando possibile cerchiamo di fare accrediti, biglietti nominativi, serate a numero chiuso.
Il divieto all'ingresso nel City Sea sembra essere il risultato di un dibattito che è ancora in corso: dovremmo isolare pregiudicati e violenti di ogni genere? Dovremmo scoraggiare la cultura di Gomorra che genera violenza? "Facciamolo diventare un messaggio forte come Addio Pizzo", conclude il chef Giunta.