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Un ex medico della Virtus bolognese, 66 anni Giampaolo Amato, confermato in ergastolo per l'omicidio della moglie Isabella Linsalata e della suocera Giulia Tateo. Il processo d'appello si è concluso con una sentenza fermata: la giustizia non ha risparmiato alcun dettaglio. Amato, ex oftalmologo bolognese, continuava a dire di essere innocente, ribadendo "Sono innocente e non smetterò mai di gridarlo".
La sua relazione extraconiugale con una donna più giovane era stata l'ultima speranza per continuare a godere delle proprietà della moglie Linsalata. Ma i giudici di secondo grado hanno confermato che Amato avrebbe ucciso le due donne, usando un mix di farmaci Sevloflurano e Midazolam.
Il processo è stato pesantemente influenzato dalle dichiarazioni delle amiche di Giulia Tateo, che sostenevano che la sua morte era stata una tragedia spiegabile. Ma il giudice non ha voluto ascoltare. "Solo l'idea che si pensi che abbia fatto del male a Isabella, a sua mamma e quindi ai miei figli è insopportabile", ha detto Amato, per cui sentiva di essere stato dipinto come un essere avido e spregiudicato.
La Corte di appello ha confermato l'ergastolo, che conferma la condanna di Amato. La difesa ha già deciso di avviare una battaglia in Cassazione. "Giustizia secondo noi non è stata fatta, ma non è finita qui", ha detto Valerio Spigarelli, l'avvocato della difesa.
La condanna di Amato ha lasciato il paese in preoccupazione. La moglie di Giulia Tateo, Anna Maria Linsalata, era stata la prima a sospettare che Amato stesse somministrando sostanze tossiche alla sua sorella. "Sono state dette cose inaccettabili", ha detto dopo l'udienza. Ma la Corte non ha voluto ascoltare.
Il caso di Giampaolo Amato è solo un esempio della giustizia italiana, che spesso sembra essere lenta e inefficace nel proteggere le vittime delle violenze.
La sua relazione extraconiugale con una donna più giovane era stata l'ultima speranza per continuare a godere delle proprietà della moglie Linsalata. Ma i giudici di secondo grado hanno confermato che Amato avrebbe ucciso le due donne, usando un mix di farmaci Sevloflurano e Midazolam.
Il processo è stato pesantemente influenzato dalle dichiarazioni delle amiche di Giulia Tateo, che sostenevano che la sua morte era stata una tragedia spiegabile. Ma il giudice non ha voluto ascoltare. "Solo l'idea che si pensi che abbia fatto del male a Isabella, a sua mamma e quindi ai miei figli è insopportabile", ha detto Amato, per cui sentiva di essere stato dipinto come un essere avido e spregiudicato.
La Corte di appello ha confermato l'ergastolo, che conferma la condanna di Amato. La difesa ha già deciso di avviare una battaglia in Cassazione. "Giustizia secondo noi non è stata fatta, ma non è finita qui", ha detto Valerio Spigarelli, l'avvocato della difesa.
La condanna di Amato ha lasciato il paese in preoccupazione. La moglie di Giulia Tateo, Anna Maria Linsalata, era stata la prima a sospettare che Amato stesse somministrando sostanze tossiche alla sua sorella. "Sono state dette cose inaccettabili", ha detto dopo l'udienza. Ma la Corte non ha voluto ascoltare.
Il caso di Giampaolo Amato è solo un esempio della giustizia italiana, che spesso sembra essere lenta e inefficace nel proteggere le vittime delle violenze.