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L'industria degli alimenti ultra processati sta diventando sempre più diffusa e sfruttiamo spesso questi prodotti senza pensarci troppo. Ma cosa ciò significa per la nostra salute? Anche il consumo in Italia è meno della metà rispetto ai Paesi anglosassoni, ma sarebbe bene tornare alle origini dell'alimentazione mediterranea.
Gli alimenti ultra processati rappresentano un rischio per la salute. Il contributo energetico stimato degli UPF sul totale degli acquisti alimentari domestici o dell'assunzione giornaliera di cibo è triplicato in Spagna e in Cina negli ultimi trent'anni ed è aumentato anche in Messico e in Brasile. Anche la depressione è tra gli effetti negativi. Una dozzina di patologie sono associate a un consumo elevato di UPF, tra cui obesità, diabete di tipo 2, ipertensione, malattie cardiovascolari e metaboliche.
Ma quanto ci si attacca? In Italia il consumo di alimenti ultra processati è del 20%, meno della metà rispetto ai Paesi anglosassoni. Tuttavia, anche in Italia l'aumento del consumo di UPF è associato a un aumento del rischio di mortalità, in particolare per malattie cardiovascolari.
Per iniziare a diventare più consapevoli di cosa mettiamo nel carrello, si possono seguire alcune semplici regole. Controllare la lista degli ingredienti e notare se in etichetta compaiono ingredienti che non useremmo in cucina come addensanti, emulsionanti, aromi artificiali, proteine isolate, edulcoranti o altri additivi tecnici sono una buona starting point.
Per evitare di finire nella trappola degli alimenti ultra processati, è meglio tornare alle radici dell'alimentazione mediterranea. La dieta mediterranea è conosciuta per essere salutare e include molti ingredienti freschi e sani. In Italia ci sono già molti esempi di successo nella promozione dei modelli alimentari tradizionali, come il progetto Moli-sani che ha evidenziato l'importanza di una dieta equilibrata e sostenibile.
In conclusione, è importante essere consapevoli del consumo di alimenti ultra processati. Seguire regole semplici e tornare alle radici dell'alimentazione mediterranea sono una buona strada per promuovere la salute e il benessere.
Gli alimenti ultra processati rappresentano un rischio per la salute. Il contributo energetico stimato degli UPF sul totale degli acquisti alimentari domestici o dell'assunzione giornaliera di cibo è triplicato in Spagna e in Cina negli ultimi trent'anni ed è aumentato anche in Messico e in Brasile. Anche la depressione è tra gli effetti negativi. Una dozzina di patologie sono associate a un consumo elevato di UPF, tra cui obesità, diabete di tipo 2, ipertensione, malattie cardiovascolari e metaboliche.
Ma quanto ci si attacca? In Italia il consumo di alimenti ultra processati è del 20%, meno della metà rispetto ai Paesi anglosassoni. Tuttavia, anche in Italia l'aumento del consumo di UPF è associato a un aumento del rischio di mortalità, in particolare per malattie cardiovascolari.
Per iniziare a diventare più consapevoli di cosa mettiamo nel carrello, si possono seguire alcune semplici regole. Controllare la lista degli ingredienti e notare se in etichetta compaiono ingredienti che non useremmo in cucina come addensanti, emulsionanti, aromi artificiali, proteine isolate, edulcoranti o altri additivi tecnici sono una buona starting point.
Per evitare di finire nella trappola degli alimenti ultra processati, è meglio tornare alle radici dell'alimentazione mediterranea. La dieta mediterranea è conosciuta per essere salutare e include molti ingredienti freschi e sani. In Italia ci sono già molti esempi di successo nella promozione dei modelli alimentari tradizionali, come il progetto Moli-sani che ha evidenziato l'importanza di una dieta equilibrata e sostenibile.
In conclusione, è importante essere consapevoli del consumo di alimenti ultra processati. Seguire regole semplici e tornare alle radici dell'alimentazione mediterranea sono una buona strada per promuovere la salute e il benessere.