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Shein è un fenomeno globale che ha cambiato il modo in cui acquistiamo e consumiamo i capi di abbigliamento. Molti di noi sappiamo di lei, ma non sempre capiamo cosa significa per la nostra vita quotidiana.
La sua forza è nel prezzo, che è talmente basso da sembrare almost impossibile. Milioni di utenti aprono l'app come si scarta una caramella, con quella voracità compulsiva che solo gli acquisti ultra-low-cost sanno promettere. Il catalogo infini, le novità quotidiane e i suggerimenti personalizzati creano un'esperienza emotiva, istintiva, dopaminica.
Tuttavia, non tutti sono felici di questo fenomeno. Analisti, attivisti e esperti di filiera puntano il dito contro i metodi di produzione, la sostenibilità ambientale e le condizioni di lavoro. La critica si concentra sul modello di produzione ultra-agile che porta l'idea dell'uso-e-getta: acquistare molto, spendere poco, indossare poco.
La produzione continua incessante, in volumi che superano quelli di competitor, ha un impatto ambientale evidente. Il fast fashion non è mai stato amico dell'ambiente, ma Shein porta questo paradigma all'estremo. La logica è quella dell'usa-e-getta: acquistare molto, spendere poco, indossare poco.
L'agenzia di rating etico Good On You classifica Shein come "da evitare" perché segue un modello di fast fashion insostenibile e non mostra prove concrete di aver eliminato sostanze pericolose dalla produzione. L'inchiesta della giornalista anglo-algerina Imam Amrani, che ha entrato con telecamera nascosta in due delle 700 fabbriche di Shein, nella provincia cinese dello Guangzhou, rivelando condizioni igieniche disumane e turni di lavoro di 17 ore al giorno.
Ma cosa significa per noi acquistare su Shein? Come conciliare la voglia di acquistare con la volontà di farlo in modo consapevole? È possibile? La risposta è complessa, ma non impossibile. Dozzine di utenti, che hanno provato a fare la parte di noi e di tutti: se ci ha aiutato, se lo ha reso più difficile, ci raccontiamo.
La sua forza è nel prezzo, che è talmente basso da sembrare almost impossibile. Milioni di utenti aprono l'app come si scarta una caramella, con quella voracità compulsiva che solo gli acquisti ultra-low-cost sanno promettere. Il catalogo infini, le novità quotidiane e i suggerimenti personalizzati creano un'esperienza emotiva, istintiva, dopaminica.
Tuttavia, non tutti sono felici di questo fenomeno. Analisti, attivisti e esperti di filiera puntano il dito contro i metodi di produzione, la sostenibilità ambientale e le condizioni di lavoro. La critica si concentra sul modello di produzione ultra-agile che porta l'idea dell'uso-e-getta: acquistare molto, spendere poco, indossare poco.
La produzione continua incessante, in volumi che superano quelli di competitor, ha un impatto ambientale evidente. Il fast fashion non è mai stato amico dell'ambiente, ma Shein porta questo paradigma all'estremo. La logica è quella dell'usa-e-getta: acquistare molto, spendere poco, indossare poco.
L'agenzia di rating etico Good On You classifica Shein come "da evitare" perché segue un modello di fast fashion insostenibile e non mostra prove concrete di aver eliminato sostanze pericolose dalla produzione. L'inchiesta della giornalista anglo-algerina Imam Amrani, che ha entrato con telecamera nascosta in due delle 700 fabbriche di Shein, nella provincia cinese dello Guangzhou, rivelando condizioni igieniche disumane e turni di lavoro di 17 ore al giorno.
Ma cosa significa per noi acquistare su Shein? Come conciliare la voglia di acquistare con la volontà di farlo in modo consapevole? È possibile? La risposta è complessa, ma non impossibile. Dozzine di utenti, che hanno provato a fare la parte di noi e di tutti: se ci ha aiutato, se lo ha reso più difficile, ci raccontiamo.