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Il duello tra le potenze marittime sta diventando sempre più complesso. La questione non è solo di petrolio, ma anche di armi, cavi e trucchi per sottrarsi ai controlli.
Un traffico continuo di navi nuove e vecchie carrette attraversa le acque internazionali, trasferendo petrolio in alto mare e trasbordandolo in luoghi meno sorvegliati. Ma chi sta dietro a questo affare? Russi, venezuelani, iraniani e persino nord coreaniaggirano l’embargo con strategie e tattiche sofisticate.
Gli ucraini sono alla ricerca delle "cisterne" della flotta ombra, quasi una decina dei quali sono state danneggiate da esplosioni e sabotaggi in un anno. La CIA ha aiutato Kiev a tracciare gli obiettivi. Anche gli iraniani hanno colto il momento sequestrando petroliere nel Golfo per evitare di essere considerati parte del contrabbando.
Molte armi viaggiano nelle stive dei cargo, ma anche qui esiste una strategia di interdizione. Gli Usa hanno intercettato un mercantile proveniente dalla Cina e diretto in Iran con materiale suscettibile di impiego militare. Azioni analoghe sono state condotte da forze yemenite e occidentali per interrompere contrabbando bellico.
La nebbia di guerra si è addensata anche intorno alle intrusioni di cavi di comunicazione tranciati, specialmente nella regione del Baltico. Tanti sospetti, accuse dirette e indirette, ma anche casi dubbiosi o comunque eventi senza colpevole individuato.
La dimensione marittima sta diventando sempre più importante: marine importanti e piccoli mezzi sono coinvolti in incursioni contro il traffico civile. L'aspetto interessante è che il traffico di petrolio non è l'unica questione in gioco, ma anche armi e cavi di comunicazione.
Il duello tra le potenze marittime sta diventando sempre più complicato, con strategie e tattiche sofisticate in gioco. Ma chi sta dietro a questo affare? Chi è il vero artefice del "duello" che sta travolgendo le acque internazionali?
Un traffico continuo di navi nuove e vecchie carrette attraversa le acque internazionali, trasferendo petrolio in alto mare e trasbordandolo in luoghi meno sorvegliati. Ma chi sta dietro a questo affare? Russi, venezuelani, iraniani e persino nord coreaniaggirano l’embargo con strategie e tattiche sofisticate.
Gli ucraini sono alla ricerca delle "cisterne" della flotta ombra, quasi una decina dei quali sono state danneggiate da esplosioni e sabotaggi in un anno. La CIA ha aiutato Kiev a tracciare gli obiettivi. Anche gli iraniani hanno colto il momento sequestrando petroliere nel Golfo per evitare di essere considerati parte del contrabbando.
Molte armi viaggiano nelle stive dei cargo, ma anche qui esiste una strategia di interdizione. Gli Usa hanno intercettato un mercantile proveniente dalla Cina e diretto in Iran con materiale suscettibile di impiego militare. Azioni analoghe sono state condotte da forze yemenite e occidentali per interrompere contrabbando bellico.
La nebbia di guerra si è addensata anche intorno alle intrusioni di cavi di comunicazione tranciati, specialmente nella regione del Baltico. Tanti sospetti, accuse dirette e indirette, ma anche casi dubbiosi o comunque eventi senza colpevole individuato.
La dimensione marittima sta diventando sempre più importante: marine importanti e piccoli mezzi sono coinvolti in incursioni contro il traffico civile. L'aspetto interessante è che il traffico di petrolio non è l'unica questione in gioco, ma anche armi e cavi di comunicazione.
Il duello tra le potenze marittime sta diventando sempre più complicato, con strategie e tattiche sofisticate in gioco. Ma chi sta dietro a questo affare? Chi è il vero artefice del "duello" che sta travolgendo le acque internazionali?