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Un incendio che ha lasciato oltre 40mila famiglie senza corrente elettrica per quasi una settimana a Berlino, tre rivendicazioni su cui indaga la polizia. È avvenuto il 3 gennaio a un ponte per cavi nel distretto di Steglitz-Zehlendorf, nella zona Sud-Ovest della città. Dopo quasi sei giorni e l'intervento dell'esercito per distribuire pasti caldi alla popolazione, l'energia è stata ripristinata.
La Procura federale tedesca indaga per terrorismo e sabotaggio. Gli inquirenti tengono sotto osservazione il gruppo Vulkan, di estrema sinistra, che ha pubblicamente rivendicato l'azione. Ma è spuntato un terzo messaggio da parte di alcuni presunti fondatori del gruppo che prendono le distanze dall'iniziativa.
Il Vulkangruppe aveva inizialmente rivendicato di aver sabotato con successo una centrale elettrica a gas a Lichterfelde. L'obiettivo principale era colpire l'industria dei combustibili fossili. Ma dopo le tre lettere, è emersa una storia più complessa.
La prima lettera di assunzione di responsabilità per l'attacco ai cavi è stata seguita da due altre, che hanno cercato di confutare le illazioni sul coinvolgimento di uno Stato straniero. Il secondo messaggio ha infatti negato la presenza di una "operazione false flag" e ha affermato che si rifiuta di riconoscere la realtà dei conflitti sociali interni.
Il terzo messaggio, scritto da un cosiddetto nucleo originario del gruppo, afferma che il nome del gruppo è stato "inserito in un contesto che non è nostro" e che i testi e le azioni degli ultimi anni contraddicono ciò che rappresentavano.
Ma non tutto sembra chiaro. Sui social network si sono diffuse teorie secondo cui la seconda lettera di rivendicazione sia stata scritta dall'intelligenza artificiale e sia derivata da una traduzione dal cirillico, la lingua russa. Eppure le autorità tedesche non hanno prove che l'attacco sia stato un'operazione "false flag" da parte di un servizio segreto straniero.
L'incendio è stato segnalato alle 6.45 del 3 gennaio da un passante, nella Bremer Strasse, ed è stato spento rapidamente. Ma è bastato per mettere in ginocchio parte della Capitale: 45mila famiglie sono rimaste senza corrente e ancor peggio, in tantissimi casi, prive di riscaldamento. Colpiti anche 2200 siti di attività economiche e commerciali, diverse strutture sanitarie, e case di cura, in qualche caso evacuate.
La Procura federale tedesca indaga per terrorismo e sabotaggio. Gli inquirenti tengono sotto osservazione il gruppo Vulkan, di estrema sinistra, che ha pubblicamente rivendicato l'azione. Ma è spuntato un terzo messaggio da parte di alcuni presunti fondatori del gruppo che prendono le distanze dall'iniziativa.
Il Vulkangruppe aveva inizialmente rivendicato di aver sabotato con successo una centrale elettrica a gas a Lichterfelde. L'obiettivo principale era colpire l'industria dei combustibili fossili. Ma dopo le tre lettere, è emersa una storia più complessa.
La prima lettera di assunzione di responsabilità per l'attacco ai cavi è stata seguita da due altre, che hanno cercato di confutare le illazioni sul coinvolgimento di uno Stato straniero. Il secondo messaggio ha infatti negato la presenza di una "operazione false flag" e ha affermato che si rifiuta di riconoscere la realtà dei conflitti sociali interni.
Il terzo messaggio, scritto da un cosiddetto nucleo originario del gruppo, afferma che il nome del gruppo è stato "inserito in un contesto che non è nostro" e che i testi e le azioni degli ultimi anni contraddicono ciò che rappresentavano.
Ma non tutto sembra chiaro. Sui social network si sono diffuse teorie secondo cui la seconda lettera di rivendicazione sia stata scritta dall'intelligenza artificiale e sia derivata da una traduzione dal cirillico, la lingua russa. Eppure le autorità tedesche non hanno prove che l'attacco sia stato un'operazione "false flag" da parte di un servizio segreto straniero.
L'incendio è stato segnalato alle 6.45 del 3 gennaio da un passante, nella Bremer Strasse, ed è stato spento rapidamente. Ma è bastato per mettere in ginocchio parte della Capitale: 45mila famiglie sono rimaste senza corrente e ancor peggio, in tantissimi casi, prive di riscaldamento. Colpiti anche 2200 siti di attività economiche e commerciali, diverse strutture sanitarie, e case di cura, in qualche caso evacuate.