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Raffaele Nogaro, il vescovo antimafia che aveva "dormito" in fabbrica e si era opposto alla Camorra, è morto a 92 anni nella sua Caserta. La notizia della scomparsa del monsignore, nato a Gradisca d'Isonzo nel 1933, ha scosso l'Italia intera.
Monsignor Nogaro era un uomo di grande impegno e carisma, che non aveva paura di parlare la verità e di difendere i principi del Vangelo. A Sessa Aurunca, dove era stato nominato vescovo nel 1992, era noto per il suo stile schivo, ma una volta arrivato a Caserta, divenne un punto di riferimento per chi cercava giustizia e correttezza.
Nogaro aveva aperto case accoglienza per i migranti e si era opposto alla tratta delle donne. Aveva anche denunciato la criminalità organizzata senza paura, rischiando in prima persona. Il suo impegno non era solo spirituale, ma anche politico: nel 2001 aveva criticato l'intervento militare italiano in Afghanistan e all'indomani dell'attentato alla base dei carabinieri a Nassirya, in Iraq.
Il monsignore era un amico di don Peppe Diana, il sacerdote ucciso dalla Camorra nel 1994 per il suo impegno antimafia. Nogaro lo difese dalle calunnie e dalle insinuazioni, testimonianza al processo e trasformò la sua morte in un appello a un impegno concreto da parte dello Stato e della società.
Sergio Tanzarella, storico della Chiesa e docente universitario, lo descrive come uno intellettuale e teologo di grande valore. La salma del monsignore è stata esposta nella cattedrale di Caserta, dove venerdì mattina don Mimmo Battaglia terrà la celebrazione funebre.
L'amministrazione comunale ha proclamato lutto cittadino e il vescovo terrà una messa in contemporanea alla liturgia di addio a Udine. La gente che lo ha visto concretamente accanto ricorda il suo impegno e la sua passione per la giustizia sociale.
Monsignor Nogaro era un uomo di grande impegno e carisma, che non aveva paura di parlare la verità e di difendere i principi del Vangelo. A Sessa Aurunca, dove era stato nominato vescovo nel 1992, era noto per il suo stile schivo, ma una volta arrivato a Caserta, divenne un punto di riferimento per chi cercava giustizia e correttezza.
Nogaro aveva aperto case accoglienza per i migranti e si era opposto alla tratta delle donne. Aveva anche denunciato la criminalità organizzata senza paura, rischiando in prima persona. Il suo impegno non era solo spirituale, ma anche politico: nel 2001 aveva criticato l'intervento militare italiano in Afghanistan e all'indomani dell'attentato alla base dei carabinieri a Nassirya, in Iraq.
Il monsignore era un amico di don Peppe Diana, il sacerdote ucciso dalla Camorra nel 1994 per il suo impegno antimafia. Nogaro lo difese dalle calunnie e dalle insinuazioni, testimonianza al processo e trasformò la sua morte in un appello a un impegno concreto da parte dello Stato e della società.
Sergio Tanzarella, storico della Chiesa e docente universitario, lo descrive come uno intellettuale e teologo di grande valore. La salma del monsignore è stata esposta nella cattedrale di Caserta, dove venerdì mattina don Mimmo Battaglia terrà la celebrazione funebre.
L'amministrazione comunale ha proclamato lutto cittadino e il vescovo terrà una messa in contemporanea alla liturgia di addio a Udine. La gente che lo ha visto concretamente accanto ricorda il suo impegno e la sua passione per la giustizia sociale.