VoceDiMessina
Well-known member
"La famiglia del bosco", una storia di disperazione e sottrazione dei minori. La vicenda che ha scatenato l'indignazione di Giorgia Meloni, presidente del Consiglio, non sembra avere una conclusione soddisfacente. I tre bambini piccoli di Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, anglo-australiani che hanno vissuto per sei anni con la loro famiglia isolati nel bosco di Palmoli, in provincia di Chieti.
La situazione è rimasta fuori dai riflettori finché un ricovero collettivo ha fatto scattare l'intervento dei servizi sociali. Dopo un anno di verifiche e confronti, il Tribunale per i minorenni dell'Aquila ha disposto l'allontanamento dei bambini, citando precarie condizioni igienico-sanitarie, mancato inserimento sociale e gravi lacune scolastiche.
La presidente del Consiglio è tornata sulla vicenda chiedendo "chiarezza e non ideologia" in una questione che ha coinvolto la famiglia. Ma cosa significa "chiarezza"? Vuol dire sapere se i bambini stanno meglio con i genitori? O vuol dire sapere se è giusto sottrarre dei bambini ai loro genitori e metterli in un ambiente protetto?
Giorgia Meloni ha chiesto al ministro della Giustizia di avere un quadro complessivo di quanti siano i casi di minori sottratti alle famiglie. Ma la cosa incredibile è che non esiste un monitoraggio. Abbiamo una proposta di legge di iniziativa del governo che istituisce un registro dei minori allontanati, anche presso la presidenza del Consiglio.
Ma il lavoro dei periti del tribunale prosegue. Il prossimo 23 gennaio è fissata una perizia psichiatrica affidata al consulente tecnico d'ufficio, chiamato a valutare l'idoneità genitoriale della coppia. Passaggio chiave per stabilire se esistono le condizioni per un possibile ricongiungimento familiare.
Ma è giusto? Vuoi sapere se i bambini possono crescere in un bosco senza acqua corrente né elettricità? Oppure vuoi sapere se la sottrazione dei minori ai loro genitori è mai necessaria?
La risposta, sembra, sia ancora lontana. Ma una cosa è certa: i bambini del bosco meritano di essere protetti e di avere una famiglia che li ami e li sostenga.
La situazione è rimasta fuori dai riflettori finché un ricovero collettivo ha fatto scattare l'intervento dei servizi sociali. Dopo un anno di verifiche e confronti, il Tribunale per i minorenni dell'Aquila ha disposto l'allontanamento dei bambini, citando precarie condizioni igienico-sanitarie, mancato inserimento sociale e gravi lacune scolastiche.
La presidente del Consiglio è tornata sulla vicenda chiedendo "chiarezza e non ideologia" in una questione che ha coinvolto la famiglia. Ma cosa significa "chiarezza"? Vuol dire sapere se i bambini stanno meglio con i genitori? O vuol dire sapere se è giusto sottrarre dei bambini ai loro genitori e metterli in un ambiente protetto?
Giorgia Meloni ha chiesto al ministro della Giustizia di avere un quadro complessivo di quanti siano i casi di minori sottratti alle famiglie. Ma la cosa incredibile è che non esiste un monitoraggio. Abbiamo una proposta di legge di iniziativa del governo che istituisce un registro dei minori allontanati, anche presso la presidenza del Consiglio.
Ma il lavoro dei periti del tribunale prosegue. Il prossimo 23 gennaio è fissata una perizia psichiatrica affidata al consulente tecnico d'ufficio, chiamato a valutare l'idoneità genitoriale della coppia. Passaggio chiave per stabilire se esistono le condizioni per un possibile ricongiungimento familiare.
Ma è giusto? Vuoi sapere se i bambini possono crescere in un bosco senza acqua corrente né elettricità? Oppure vuoi sapere se la sottrazione dei minori ai loro genitori è mai necessaria?
La risposta, sembra, sia ancora lontana. Ma una cosa è certa: i bambini del bosco meritano di essere protetti e di avere una famiglia che li ami e li sostenga.