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Il 29 dicembre 1925. Un giorno che segnò l'arrivo della morte per Anna Kuliscioff, una donna che aveva lasciato un'impronta indelebile nella storia del socialismo italiano. La sua vita, come la sua morte, è stata caratterizzata da una fermezza di convinzione e una determinazione di lotta che hanno ispirato generazioni di politici e attivisti.
La nascita di Anna Kuliscioff avvenne in Russia, in un'epoca di grande turbolenza politica. La sua famiglia, di mercanti ebrei, aveva scelto di stabilirsi nel paese zarista, ma la young donna non tardò a sfuggire all'autorità repressiva che la circondava. Il 9 gennaio, giorno della sua nascita, un'anno dopo sarebbe partita per Svizzera in fuga dal regime zarista.
La sua storia è una storia di lotta, di resistenza e di fermezza. Si laureò in medicina, ma non fu felice della sua carriera accademica. Era una donna che aveva un cuore pieno di passione e di volontà. Lavorò per i più umili, lottò per il voto e la tutela del lavoro femminile. Fu apprezzata da tutti, ma anche pericolosa.
E poi c'era Filippo Turati, il compagno di vita e di lotta che la accompagnò fino alla fine. La loro storia è una storia d'amore, di passione e di sacrificio. Una donna che aveva tutto, ma non voleva niente meno che la giustizia sociale.
Anna Kuliscioff fu una delle figure-chiave del socialismo italiano. Meritò l'appellativo di "unico uomo della sinistra" per la sua lucidità e la sua capacità di riflessione politica. Ma non è solo questa la ragione per cui merita di essere ricordata.
La sua storia è una storia di donna che ha lasciato un'impronta indelebile nella storia del socialismo italiano. Una donna che ha lottato per la giustizia sociale, per i diritti delle donne e per la tutela del lavoro femminile. Una donna che ha ispirato generazioni di politici e attivisti.
E ora, a 100 anni dalla sua morte, la Fondazione Anna Kuliscioff ricorda la sua figura con un'assemblea di commemorazione al Cimitero Monumentale di Milano. Un evento che chiude l'anno di celebrazioni, ma che segnerà anche una nuova era per la storia del socialismo italiano.
"La sua autorevolezza - dice Pia Locatelli, Presidente del Comitato del Centenario - era frutto di uno schietto realismo. Con Turati e Matteotti contribuì a disegnare una idea di socialismo gradualista che sosteneva la lotta di classe ma combatteva la dittatura del proletariato".
La sua storia è una storia che continua ad essere raccontata, ricordata e celebrata. Una donna che ha lasciato un'impronta indelebile nella storia del socialismo italiano.
La nascita di Anna Kuliscioff avvenne in Russia, in un'epoca di grande turbolenza politica. La sua famiglia, di mercanti ebrei, aveva scelto di stabilirsi nel paese zarista, ma la young donna non tardò a sfuggire all'autorità repressiva che la circondava. Il 9 gennaio, giorno della sua nascita, un'anno dopo sarebbe partita per Svizzera in fuga dal regime zarista.
La sua storia è una storia di lotta, di resistenza e di fermezza. Si laureò in medicina, ma non fu felice della sua carriera accademica. Era una donna che aveva un cuore pieno di passione e di volontà. Lavorò per i più umili, lottò per il voto e la tutela del lavoro femminile. Fu apprezzata da tutti, ma anche pericolosa.
E poi c'era Filippo Turati, il compagno di vita e di lotta che la accompagnò fino alla fine. La loro storia è una storia d'amore, di passione e di sacrificio. Una donna che aveva tutto, ma non voleva niente meno che la giustizia sociale.
Anna Kuliscioff fu una delle figure-chiave del socialismo italiano. Meritò l'appellativo di "unico uomo della sinistra" per la sua lucidità e la sua capacità di riflessione politica. Ma non è solo questa la ragione per cui merita di essere ricordata.
La sua storia è una storia di donna che ha lasciato un'impronta indelebile nella storia del socialismo italiano. Una donna che ha lottato per la giustizia sociale, per i diritti delle donne e per la tutela del lavoro femminile. Una donna che ha ispirato generazioni di politici e attivisti.
E ora, a 100 anni dalla sua morte, la Fondazione Anna Kuliscioff ricorda la sua figura con un'assemblea di commemorazione al Cimitero Monumentale di Milano. Un evento che chiude l'anno di celebrazioni, ma che segnerà anche una nuova era per la storia del socialismo italiano.
"La sua autorevolezza - dice Pia Locatelli, Presidente del Comitato del Centenario - era frutto di uno schietto realismo. Con Turati e Matteotti contribuì a disegnare una idea di socialismo gradualista che sosteneva la lotta di classe ma combatteva la dittatura del proletariato".
La sua storia è una storia che continua ad essere raccontata, ricordata e celebrata. Una donna che ha lasciato un'impronta indelebile nella storia del socialismo italiano.