"Iran, sull'orlo del baratro: Khamenei minaccia repressione massiccia contro i manifestanti"
La Repubblica Islamica iraniana si avvicina alla svolta estrema. La leadership guidata da Ali Khamenei ha infine spezzato il silenzio, lanciando un duro messaggio ai manifestanti che scendono in piazza da oltre tredici giorni. "La Repubblica Islamica non cederà", ha dichiarato il leader supremo iraniano nella trasmissione televisiva del giorno.
I cori di morte al dittatore e alla Repubblica stanno ricordando la storia di Iran in crisi, con slogan come "Morte all'America" che sembrano esplodere dagli incendi improvvisati. I falò ardenti tra detriti e veicoli, simbolo del malcontento diffuso fra gli iraniani.
Il messaggio è chiaro: le forze di sicurezza sono pronte a reprimere con durezza le manifestazioni. Khamenei ha accusato i protestanti di "compiacere" il presidente americano Donald Trump, uno degli "arroganti del mondo", liquidato con le mani "sporche del sangue degli iraniani". Il leader ha promesso che anche Trump subirà la stessa sorte.
La tensione sta aumentando in Iran, mentre i media statali parlano di agenti terroristi legati a Stati Uniti e Israele accusati di appiccare incendi e provocare violenze. La Repubblica Islamica sembra cercare di rafforzarsi all'interno, ma la domanda rimane: quanto sarà forte il regime?
La crisi sta già avendo effetti sul mondo, con i prezzi del petrolio che risalgono a causa delle minacce di un intervento americano. Ma è il popolo iraniano che sta facendo sentire la voce, sfidando il potere e chiedendo la fine della Repubblica Islamica.
La situazione è critica, ma sembra che Khamenei sia pronto a reprimere con durezza le manifestazioni. La domanda rimane: quanto sarà capace l'opposizione iraniana di catalizzare il malcontento diffuso?
La Repubblica Islamica iraniana si avvicina alla svolta estrema. La leadership guidata da Ali Khamenei ha infine spezzato il silenzio, lanciando un duro messaggio ai manifestanti che scendono in piazza da oltre tredici giorni. "La Repubblica Islamica non cederà", ha dichiarato il leader supremo iraniano nella trasmissione televisiva del giorno.
I cori di morte al dittatore e alla Repubblica stanno ricordando la storia di Iran in crisi, con slogan come "Morte all'America" che sembrano esplodere dagli incendi improvvisati. I falò ardenti tra detriti e veicoli, simbolo del malcontento diffuso fra gli iraniani.
Il messaggio è chiaro: le forze di sicurezza sono pronte a reprimere con durezza le manifestazioni. Khamenei ha accusato i protestanti di "compiacere" il presidente americano Donald Trump, uno degli "arroganti del mondo", liquidato con le mani "sporche del sangue degli iraniani". Il leader ha promesso che anche Trump subirà la stessa sorte.
La tensione sta aumentando in Iran, mentre i media statali parlano di agenti terroristi legati a Stati Uniti e Israele accusati di appiccare incendi e provocare violenze. La Repubblica Islamica sembra cercare di rafforzarsi all'interno, ma la domanda rimane: quanto sarà forte il regime?
La crisi sta già avendo effetti sul mondo, con i prezzi del petrolio che risalgono a causa delle minacce di un intervento americano. Ma è il popolo iraniano che sta facendo sentire la voce, sfidando il potere e chiedendo la fine della Repubblica Islamica.
La situazione è critica, ma sembra che Khamenei sia pronto a reprimere con durezza le manifestazioni. La domanda rimane: quanto sarà capace l'opposizione iraniana di catalizzare il malcontento diffuso?